Sudafrica, il 2023 è un’annata da ricordare

19 gen 2024
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“Siamo molto felici e soddisfatti quest’anno, le ciliegie prodotte sono di ottima qualità, bel colore, buon gusto”: da Paarl, in Sudafrica, Karien Bezuidenhout, manager proprio del settore ciliegie per l’associazione di produttori Hortgro, non ha nascosto l’entusiasmo per la stagione 2023/24 che volge al termine.

Fra le drupacee, le ciliegie per il Sudafrica sono la nuova frontiera, la coltivazione che sta mostrando vitalità, nei numeri. Hortgro Cherries è rappresentativa del settore, circa il 90% dei produttori infatti è socio. “Quest’anno il meteo ci ha assistito, abbiamo avuto qualche pioggia al sud ma non ha inciso”, ha raccontato in collegamento a Cherry Times Karien Bezuidenhout.

Secondo gli ultimi dati proprio di Hortgro che si fermano però alla stagione 2021/22, sono 44 le aziende produttrici in Sudafrica, gli ettari impiantati sono 678 (anno 2022), ma il dato interessante è che negli ultimi 5 anni la crescita delle superfici è stata del 75% e, nel 2016 gli ettari impiantati erano appena 262.

Produzione ed esportazioni in crescita

La produzione del 2022 si è attestata su 2866 tonnellate, con il 66% commercializzato fresco nel Paese e il 27% dedicato alle esportazioni. Il restante quantitativo è andato all’industria. Fra le annate 2019/2020 e 2020/2021 c’è stato un salto del 79% in più di produzione e fra il 2020/2021 e il 2021/2022 si è passati da 1165 tonnellate prodotte a 2866 con un +146%, stagione su stagione, segno che molto probabilmente, piantagioni ancora giovani sono andate in produzione.

In effetti la maggior parte dei ceraseti non è ancora a piena produzione, per la precisione il 65%. Le zona a più alta concentrazione di ceraseti, in Sudafrica è la Regione a Sud del Paese di Western Cape, che vale da sola il 63% dell’areale a ceraseti.

Guardando alle cultivar preferite dai produttori sudafricani, si nota che a farla da padrone sono Royal Hazel (15% della superficie), Royal Tioga (11%) e Lapins (10%) ma le varietà impiantate sono veramente molte, una ventina le sole principali. I produttori stanno progressivamente abbandonando Bing e Rainier che, infatti, guardando all’anzianità dei ceraseti, risultano essere state piantate da molto più tempo, la maggior parte più di 18 anni fa.

“Negli ultimi due, tre anni sono state introdotte nel Paese un buon numero di cultivar e mi aspetto che ne importeremo altre. Sono cultivar che vanno valutate perché non sappiamo come si adattano al nostro clima e territorio. Produciamo sia in aree fredde sia in regioni più calde e quindi vogliamo vedere anche come si comportano anche cultivar a basso fabbisogno di freddo".

"Per questo l’associazione da qualche anno ha finanziato un programma di ricerca teso a validare un protocollo standard per la valutazione delle cultivar. Vogliamo poter fornire ai nostri cerasicoltori valutazioni indipendenti”

Il Far East potrebbe essere l’affare del futuro

Se il 27% della produzione nel 2022 è andato oltreconfine, gli stessi produttori ammettono che c’è ancora molto lavoro da fare per potenziare le vendite all’estero: “Per quanto riguarda le esportazioni, il nostro principale mercato resta, per ora, il Regno Unito, ha detto ancora Bezuidenhout – vediamo però grande potenzialità in Oriente, il Vietnam è molto interessato e anche al Cina potrebbe essere un buon mercato per le nostre ciliegie".

"Al momento però non c’è accordo raggiunto. Il mercato cinese – ci ha spiegato - resta chiuso per le nostre ciliegie, speriamo in futuro. Ad oggi il mercato su cui possiamo contare è l’europeo e poi possiamo guardare agli Stati Uniti ma lì hanno regole fitosanitarie molto strette e in più c’è una distanza lunga da percorrere. Gli accordi commerciali potrebbero essere aperti e pronti, ma va valutata la logistica”.

Secondo dati Agri-Hub/PPCEB riportati da Hortgro, nel 2022/2023 infatti la Gran Bretagna valeva il 58% delle esportazioni di ciliegie fresche, l’Europa il 6%, il Medio Oriente il 23%, l’Asia e il Far East il 10%, con un aumento rispetto alla stagione precedente del 7%

Per raggiungere mercati lontani però è necessario essere in grado di allungare la vita del frutto sullo scaffale e fare in modo che le ciliegie raccolte riescano a resistere a lunghe traversate: “Penso che ciò a cui dovremo prestare attenzione è il trattamento e la manipolazione post-raccolta".

"Dobbiamo avere i giusti sistemi di imballaggio e la giusta logistica per garantire che la merce viaggi bene. Anche su questo tema stiamo facendo ricerca – ha continuato Karien Bezuidenhout – stiamo guardando a trattamenti con agenti biologici o anche al metodo dell’irradiazione. Stiamo valutando ogni possibilità”.

Per esportare serve una logistica forte, problemi al porto di Cape Town

Se la tecnica e la tecnologia potranno aiutare i produttori di ciliegie sudafricani ad affrontare mercati più lontani, resta la necessità di poter contare su una logistica performante. Purtroppo la stagione in corso, non solo per le ciliegie, ha visto precipitare la situazione al porto di Cape Town.

Proprio in questi giorni i toni si sono fatti più accesi con i rappresentanti dell’industria che minacciano di portare in tribunale l’autorità portuale, la Transnet Nationa Ports Autority, le disfunzioni al porto stanno causando ritardi nelle spedizioni di tutte le merci, in particolare della frutta e i danni sono ingenti.

Secondo notizie stampa, fra novembre e dicembre 2023 le spedizioni di albicocche, ciliegie, pesche, prugne, mele e pere, nel complesso, sono state il 35% in meno rispetto allo stesso periodo del 2022, ma i ritardi si trascinano fin dalla scorsa stagione.

“Non riesco a quantificare i danni per le ciliegie – ha detto sempre Karien Bezuidenhout, manager Hortgro Cherries – ma i problemi al porto di Cape Town sono molteplici. Vanno ammodernate le strutture e poi c’è un problema di manodopera. La situazione è veramente grave. È il porto più vicino, ci sarebbe quello di Durban ma è a Nord e anche quel porto soffre di problematiche simili a quelle di Cape Town”.


Barbara Righini

Immagini: Grafici ed elaborazione statistica di Nina Viljoen, economista agraria, Hortgro.


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