Il sonno è un processo fisiologico vitale essenziale per il mantenimento della salute fisica e mentale. I disturbi del sonno come l'insonnia e l'apnea ostruttiva del sonno colpiscono una parte importante della popolazione e incidono negativamente sulla qualità della vita.
Numerosi studi suggeriscono che l'alimentazione possa svolgere un importante ruolo nella regolazione del sonno; infatti, specifici componenti alimentari, tra cui agenti antinfiammatori, alimenti che aumentano la melatonina e fonti alimentari di triptofano e serotonina, possono influenzare la qualità del sonno.
La crescente attenzione rivolta al miglioramento del sonno ha portato negli ultimi anni a valutare alcuni alimenti funzionali, tra cui l’amarena o ciliegia acida (Prunus cerasus L.), nota per il contenuto di melatonina, triptofano e polifenoli.
Una recente review ha analizzato gli studi sull’effetto del consumo di amarene sulla qualità del sonno e sui disturbi correlati, includendo anche biomarcatori di melatonina, infiammazione e stress ossidativo.
I ricercatori hanno condotto una ricerca bibliografica estesa su più database, selezionando studi su soggetti sani, senza limiti di età o genere. Sono stati esclusi lavori relativi a patologie croniche (metaboliche, oncologiche o infiammatorie) per limitare i fattori confondenti.

Alla fine del processo
Alla fine del processo di selezione, sono stati inclusi sette studi interventistici, con un’elevata variabilità in termini di formulazione utilizzata (succo, concentrato, polvere o integratori combinati), dose, durata e popolazione studiata, elemento che rappresenta già di per sé un limite importante per l’interpretazione dei risultati.
Le amarene contengono melatonina e composti fenolici, in particolare antociani, che possono agire sia sul ritmo circadiano sia sulla componente infiammatoria che spesso accompagna insonnia e sonno frammentato.
La review evidenzia come il sonno sia strettamente legato alla modulazione immunitaria e alla produzione di citochine, e come lo stress ossidativo possa contribuire al deterioramento della qualità del riposo.
In questo quadro, i composti dell’amarena potrebbero agire attraverso meccanismi diversi: incremento dei livelli circolanti di melatonina o dei suoi metaboliti, aumento della disponibilità di triptofano e modulazione della via della chinurenina (via IDO), riduzione di marcatori infiammatori (CRP, PGE-2) e riduzione della perossidazione lipidica (MDA, Ox-LDL).
I risultati complessivi
I risultati complessivi sono promettenti ma non definitivi. Tre studi riportano miglioramenti significativi di parametri come durata del sonno, efficienza del sonno e tempo necessario per addormentarsi; altri lavori mostrano aumenti di melatonina (o del metabolita urinario 6-sulfatossimelatonina), mentre alcuni evidenziano riduzioni di marker infiammatori e ossidativi.
Tuttavia, non tutti gli studi confermano effetti consistenti: in alcune popolazioni (es. atleti) l’effetto sulla melatonina non risulta significativo, e talvolta il beneficio si limita al solo tempo necessario per addormentarsi senza migliorare gli altri indicatori.
Le conclusioni sono prudenti: le amarene possono rappresentare un alimento interessante per migliorare alcuni aspetti della qualità del sonno, con potenziali azioni sinergiche su melatonina, infiammazione e capacità antiossidante.
Tuttavia, le evidenze attuali sono limitate e fortemente eterogenee, con campioni ridotti, tipologie di prodotto diverse, interventi brevi e protocolli non standardizzati.
Per un’applicazione clinica affidabile, sono necessari trial randomizzati di maggiore qualità, con definizione chiara della dose efficace, durata ottimale e risultati oggettivi riproducibili.
In sintesi, le amarene appaiono come un alimento funzionale promettente, ma non ancora sufficientemente supportato per essere considerato un trattamento nutrizionale validato su larga scala.
Fonte: Barforoush, F., Ebrahimi, S., Abdar, M. K., Khademi, S., & Morshedzadeh, N. (2025). The Effect of Tart Cherry on Sleep Quality and Sleep Disorders: A Systematic Review. Food Science & Nutrition, 13(9), e70923. https://doi.org/10.1002/fsn3.70923
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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