Ottime prospettive per le ciliegie valenciane: dopo quattro anni di crisi, si punta a 1500 tonnellate

21 apr 2026
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Dopo quattro campagne segnate da raccolti ridotti, il settore cerasicolo di Castellón torna a guardare avanti con maggiore fiducia. Le condizioni invernali favorevoli, insieme a un andamento positivo della fioritura e dell’allegagione, lasciano intravedere un ritorno a livelli produttivi più stabili, a patto che nelle prossime settimane non si verifichino gelate nelle aree vocate.

Una campagna che riaccende le aspettative

I produttori di ciliegie affrontano questa fase della stagione con un cauto ottimismo. A confermarlo è Enrique Simó, portavoce del comparto per La Unió Llauradora i Ramadera e produttore di ciliegie biologiche, che descrive un quadro decisamente più incoraggiante rispetto agli ultimi anni.

Secondo Simó, l’inverno ha offerto condizioni meteorologiche molto favorevoli ai ciliegi, mentre la fioritura e il successivo allegagione stanno procedendo in modo soddisfacente. Anche se serviranno ancora circa dieci giorni per formulare una stima più precisa, il comparto ritiene che, salvo imprevisti, la campagna possa finalmente ritrovare una maggiore regolarità.

Dopo anni difficili, il meteo torna alleato

Il giudizio del settore segna una netta discontinuità rispetto al recente passato. Negli ultimi quattro anni, infatti, la produzione cerasicola provinciale è stata fortemente penalizzata da una combinazione di siccità, piogge persistenti e grandinate, che hanno ridotto drasticamente i volumi raccolti.

Quest’anno, invece, lo scenario appare più favorevole. Simó sottolinea che le ultime precipitazioni non hanno causato danni durante la fase di fioritura e che gli alberi dispongono di riserve idriche adeguate per sostenere il processo di allegagione. Le prossime due settimane saranno però decisive: se nei prossimi 10-15 giorni non si registreranno gelate né temperature sotto lo zero nelle principali zone produttive — soprattutto Maestrat, Alto Palancia e Millars — lo sviluppo del frutto non dovrebbe incontrare particolari ostacoli. Si tratta, infatti, di giorni cruciali per l’ingrossamento delle ciliegie.

Obiettivo tra 1.000 e 2.000 tonnellate

Nel comparto prevale la speranza. La ciliegia, ricorda Simó, rappresenta un simbolo identitario per località come La Salzadella, Villamalur e Caudiel, territori segnati anche dal fenomeno dello spopolamento, ma capaci di valorizzare questo prodotto attraverso le tradizionali fiere della ciliegia in programma tra maggio e giugno.

Per il settore, una produzione stabile si colloca normalmente tra 800 e 1.000 tonnellate, una soglia che non rientrava nelle previsioni dal 2021. Per questa campagna, invece, le attese sono più ambiziose: se le condizioni resteranno favorevoli, si potrebbe arrivare a una raccolta compresa tra 1.000 e 2.000 tonnellate, con il traguardo delle 1.500 tonnellate sempre più realistico.

Prezzi ancora incerti, pesa la concorrenza interna

Sul fronte della redditività, tuttavia, il quadro resta aperto. Simó invita alla prudenza e precisa che sarà il mercato a determinare il livello dei prezzi. Più che la concorrenza sleale da parte di altri Paesi, a incidere è la produzione proveniente da altre aree spagnole, come l’Aragona.

La questione economica continua a essere centrale. La Unió ha evidenziato più volte che la coltivazione della ciliegia, da sola, non garantisce una redditività sufficiente per sostenere il reddito di un agricoltore. A questo si aggiunge il progressivo abbandono dei terreni, fenomeno che interessa anche altre colture.

Meno frutteti, più oliveti

Il cambiamento è visibile anche nell’uso del suolo. Secondo l’Encuesta sobre Superficies y Rendimientos de Cultivos (Esyrce) del Ministero dell’Agricoltura, nel 2025 la superficie dedicata ai fruttiferi a nocciolo — categoria che comprende anche la ciliegia — ha raggiunto 643 ettari nella provincia, 16 in meno rispetto al 2024.

Simó ricorda inoltre che in diversi appezzamenti un tempo destinati alla ciliegia si è scelto di investire sull’olivo, ritenuto più redditizio. In alcuni casi sono stati espiantati mandorleti o ceraseti, ormai considerati poco remunerativi, per fare spazio a oliveti in grado di offrire margini economici più interessanti. Castellón ha chiuso il 2025 con 29.505 ettari coltivati a olivo, cioè 694 in più rispetto al 2024.

Conclusione

La ripresa della ciliegia a Castellón rappresenta una notizia positiva per un comparto che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con eventi climatici avversi e con una redditività sempre più fragile. Se il meteo continuerà a sostenere la fase finale di allegagione e accrescimento, il 2026 potrebbe segnare un ritorno a volumi più consistenti. Resta però aperta la sfida strutturale: garantire un futuro economico sostenibile alla cerasicoltura, in un contesto in cui colture come l’olivo stanno conquistando sempre più spazio.

Fonte: castellonaldia.elmundo.es

Fonte immagine:Comunitat Valenciana


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